Il rialzo dell’oro degli ultimi mesi ha riportato attenzione su un canale commerciale che di norma lavora lontano dai riflettori. Il 24 agosto 2026 la quotazione spot ha toccato 4.646 dollari l’oncia, il livello più alto da oltre tre mesi, sostenuta dalla debolezza del dollaro e dal raddoppio del programma di riacquisto di titoli di Stato annunciato dal Tesoro americano. Nella seduta del 28 agosto il metallo viaggiava intorno a 126,61 euro al grammo secondo le rilevazioni pubblicate da Il Sole 24 Ore. Quando i valori salgono, i cassetti delle famiglie tornano a svuotarsi, e il primo sportello a cui ci si rivolge resta quello del negozio sotto casa.

Dietro quella porta a vetri esiste però un’attività molto più codificata di quanto immagini chi ci entra per la prima volta: licenza di pubblica sicurezza, registro nazionale obbligatorio, obblighi di identificazione e tracciabilità, un prezzo che si forma su un’asta londinese. Per capire come funziona il mestiere dal lato di chi sta dietro il bancone, ci siamo rivolti a Mauro Galignani, titolare di Compro Oro Bande Nere di Milano, attività che può vantare un’esperienza nel settore di oltre 20 anni, con cui ha saputo diventare nel tempo un vero e proprio punto di riferimento per la città lombarda.

Dal bancone alla fonderia: che cosa fa davvero un compro oro

L’operatore compro oro acquista da privati oggetti in metallo prezioso destinati a uscire dal circuito dell’usato.

«Sul banco arriva soprattutto oreficeria di famiglia, non lingotti» – spiega Galignani – «Sono oggetti che hanno un valore affettivo e un valore di mercato, e i due quasi mai coincidono. Buona parte del lavoro consiste nello spiegare alla persona da dove viene la cifra che sto proponendo».

La sequenza è sempre la stessa: verifica del titolo con strumenti di analisi, pesatura, applicazione della quotazione del giorno al metallo effettivamente contenuto nell’oggetto. Il materiale acquistato viene poi conferito a banchi metalli e raffinerie, che lo fondono e lo riportano allo stato di oro fino, pronto a rientrare nella filiera industriale e orafa.

Il volume che passa da questo canale non è marginale. Secondo i dati del World Gold Council, nel primo trimestre del 2026 il riciclo mondiale è salito a 366 tonnellate, in crescita del 5% su base annua mentre il prezzo segnava nuovi massimi, e almeno il 90% dell’oro riciclato proviene dalla gioielleria, con l’elettronica a coprire la parte restante. Una caratteristica in particolare spiega buona parte delle dinamiche del settore: il riciclo è la componente di offerta che reagisce più rapidamente al prezzo e agli shock economici, perché la produzione mineraria ha tempi di risposta lunghi mentre l’oro già estratto è disponibile da subito.

Un’attività regolata: registro OAM, licenza di pubblica sicurezza, adempimenti antiriciclaggio

Come ci ha spiegato Mauro Galignani, «chi avvia un compro oro non si limita ad aprire una partita IVA: servono l’autorizzazione della Questura prevista dall’articolo 127 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e l’iscrizione al registro degli operatori compro oro istituito dal D.Lgs. 92/2017 presso l’OAM, l’Organismo per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi». L’obbligo riguarda anche chi acquista preziosi usati da un compro oro o da un gioielliere al solo scopo di fonderli, di conseguenza copre l’intero passaggio dal negozio alla fonderia. Il registro è operativo dal 3 settembre 2018.

Il quadro è stato aggiornato di recente. Dal 17 aprile 2025 è attivo il nuovo Registro degli Operatori Professionali in Oro, introdotto dal D.Lgs. 211/2024 e anch’esso gestito dall’OAM, che ha sostituito l’elenco tenuto in precedenza dalla Banca d’Italia. Al momento dell’annuncio gli operatori presenti in quell’elenco erano 699, di cui 404 già iscritti in OAM anche come compro oro. L’iscrizione non è un adempimento formale: chi esercita senza risultare nel registro commette il reato di esercizio abusivo dell’attività.

A questo si somma la disciplina antiriciclaggio, che impone l’identificazione del cliente, la conservazione dei dati sulle operazioni e la segnalazione all’Unità di informazione finanziaria dei casi sospetti. Ogni acquisto ha quindi una sua pratica, con documento, dati dell’oggetto e forma di pagamento tracciata

Una platea frammentata, dove la reputazione si costruisce sul territorio

La fotografia scattata dall’OAM nella prima fase di avvio del registro restituisce un comparto atomizzato: 3.004 soggetti iscritti per oltre 5.250 sedi operative dichiarate, con circa l’80% degli operatori che indica una sola sede. Il 57% svolge il compro oro come attività prevalente, il restante 43% lo affianca ad altro, di norma alla gioielleria o alla riparazione. La struttura assomiglia più al commercio di vicinato che a un comparto finanziario.

Su una platea di questo tipo la reputazione si costruisce su un bacino ristretto. Chi entra in un compro oro non ci arriva da una campagna nazionale ma dal quartiere, spesso su indicazione di qualcuno che ci è già passato, e questo rende la continuità nella stessa sede un elemento di riconoscibilità più pesante di qualsiasi altro. Alla reputazione informale si affianca comunque una verifica formale alla portata di chiunque, dato che il registro OAM prevede una sezione ad accesso pubblico consultabile sul portale dell’Organismo.

Nelle grandi città un ruolo lo giocano anche le segnalazioni della stampa locale, che periodicamente compila guide dedicate ai servizi di prossimità. A questo proposito, per Mauro Galignani è motivo di grande soddisfazione che Compro Oro Bande Nere sia stato inserito tra i migliori compro oro di Milano anche da una testata di riferimento a livello locale come Prima Milano Ovest.

Il ciclo dei prezzi, infine, si scarica su queste attività in modo immediato. Nei mesi di rialzo il flusso di oggetti portati al banco cresce, nelle fasi di ripiegamento si ferma quasi subito: nel secondo trimestre del 2026 il riciclo mondiale è sceso del 6% su base annua, perché quotazioni più basse rispetto al trimestre precedente hanno scoraggiato la vendita di vecchi gioielli. Per un operatore con un solo punto vendita quella oscillazione si traduce in settimane di lavoro molto diverse tra loro.

Come si forma il prezzo di un oggetto usato

Il riferimento internazionale è il LBMA Gold Price, benchmark amministrato da ICE Benchmark Administration e determinato attraverso aste elettroniche a regolamento fisico che si tengono due volte al giorno, alle 10.30 e alle 15.00 ora di Londra. L’indice è regolamentato, sottoposto alla vigilanza della Financial Conduct Authority britannica, e riguarda l’oro fino.

Da lì al prezzo di una collana il passaggio richiede due correzioni. La prima è il titolo: un gioiello marchiato 750/1000, cioè 18 carati, contiene tre quarti di oro puro, motivo per cui il suo contenuto in metallo vale circa il 75% della quotazione del giorno. La seconda riguarda peso e composizione, perché pietre, chiusure in acciaio e parti non auree vanno scorporate dal totale. L’importo riconosciuto sull’usato resta quindi sotto la quotazione del metallo puro, e la differenza copre fusione, affinazione e costi di gestione dell’operatore.

«Oggi sul 18 carati riconosciamo fino a 85 euro al grammo», ci fa presente Galignani. «La valutazione la facciamo davanti alla persona, con il saggio e la bilancia sul banco, e non applichiamo commissioni che riducano l’importo. Chi vende ha diritto di vedere ogni passaggio, poi decide con calma se accettare.».

La conseguenza pratica per chi si presenta al banco è che la cifra proposta si può ricostruire passo per passo, nella più totale trasparenza, tra quotazione del giorno, titolo dell’oggetto e peso al netto delle parti non auree.

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