Ritardi nei pagamenti dei clienti, calo del fatturato, difficoltà con fornitori e banche: ogni impresa, prima o poi, può attraversare un momento di tensione finanziaria. La differenza tra una crisi superata e un’insolvenza irreversibile sta spesso nella tempestività con cui si interviene. Il legislatore italiano, con il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ha puntato proprio su questo principio: individuare i segnali di difficoltà il prima possibile e affrontarli con strumenti adeguati. Ne parliamo prendendo spunto dall’attività dell’Avvocato Manuel Macrì, legale di Genova che si occupa di diritto societario, crisi d’impresa e procedure di insolvenza.
Il nuovo approccio del Codice della crisi
Il D.Lgs. 14/2019, entrato pienamente in vigore nel luglio 2022 e successivamente modificato da diversi decreti correttivi, ha cambiato la prospettiva: al centro non c’è più soltanto la gestione del fallimento (oggi liquidazione giudiziale), ma la prevenzione e il risanamento.
Gli adeguati assetti organizzativi
L’articolo 2086 del codice civile, riformato dal Codice della crisi, impone all’imprenditore che opera in forma societaria o collettiva di dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche per rilevare tempestivamente la crisi. Non si tratta di una formalità: la mancanza di adeguati assetti può esporre gli amministratori a responsabilità.
I segnali d’allarme
Il Codice individua alcuni indicatori di possibile crisi, tra cui:
- debiti per retribuzioni scaduti da almeno 30 giorni per un importo significativo;
- debiti verso fornitori scaduti da almeno 90 giorni oltre una certa soglia;
- esposizioni verso banche scadute o sconfinanti da oltre 60 giorni;
- debiti rilevanti verso Erario ed enti previdenziali.
Riconoscerli per tempo permette di agire prima che la situazione diventi irreversibile.
Gli strumenti per affrontare la crisi
La composizione negoziata
È uno degli strumenti più innovativi. L’imprenditore in difficoltà può chiedere, tramite una piattaforma telematica gestita dalle Camere di commercio, la nomina di un esperto indipendente che lo affianchi nelle trattative con creditori e altri interessati. La procedura è riservata, non comporta lo spossessamento dell’imprenditore e consente di richiedere misure protettive contro le azioni dei creditori.
Gli accordi di ristrutturazione dei debiti
Sono accordi conclusi con i creditori che rappresentano una determinata percentuale dei crediti, poi omologati dal tribunale. Esistono diverse varianti, anche agevolate.
Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione
Permette all’imprenditore di proporre ai creditori, suddivisi in classi, un piano che può derogare ad alcune regole di distribuzione del patrimonio, con il consenso di tutte le classi.
Il concordato preventivo
Può essere in continuità, quando l’attività prosegue, o liquidatorio. È lo strumento più strutturato e richiede l’intervento del tribunale e di un commissario giudiziale.
Le procedure per le imprese minori
Per le imprese sotto determinate soglie dimensionali sono previsti il concordato minore e la liquidazione controllata, all’interno della disciplina del sovraindebitamento.
Il ruolo dell’avvocato
Affrontare una crisi d’impresa richiede competenze diverse: aziendalistiche, contabili, fiscali e legali. L’avvocato ha un ruolo centrale nel:
- valutare lo strumento più adatto alla situazione dell’impresa;
- assistere l’imprenditore nelle trattative con banche, fornitori ed enti;
- predisporre la documentazione e gli atti per il tribunale;
- tutelare gli amministratori rispetto ai profili di responsabilità;
- gestire eventuali azioni esecutive in corso.
L’Avvocato Manuel Macrì, che ha frequentato la Scuola di Specializzazione Aristotele Morello di Genova con focus su diritto societario, immobiliare e successorio, ha approfondito nel suo percorso anche le procedure di insolvenza e le tecniche di negoziazione. Il suo studio, M2LEX, con sedi a Genova e Milano, assiste imprese e professionisti in materia contrattuale, societaria e di crisi d’impresa, privilegiando dove possibile soluzioni negoziali.
Perché la negoziazione è spesso la via migliore
Molte crisi aziendali possono essere risolte senza arrivare in tribunale, attraverso accordi con i principali creditori, rinegoziazione dei finanziamenti, piani di rientro. La negoziazione consente di:
- preservare il valore dell’azienda e i posti di lavoro;
- mantenere i rapporti commerciali con fornitori e clienti;
- ridurre tempi e costi rispetto alle procedure concorsuali;
- tutelare la reputazione dell’impresa.
Le procedure giudiziali restano comunque strumenti preziosi quando la trattativa non basta.
Cosa fare ai primi segnali di difficoltà
- Monitorare i flussi di cassa con strumenti di pianificazione finanziaria.
- Confrontarsi subito con commercialista e avvocato.
- Non rinviare i problemi con banche e fornitori: il dialogo precoce è un vantaggio.
- Valutare la composizione negoziata, che può essere avviata anche in una fase di pre-crisi.
- Documentare le scelte degli amministratori, per dimostrare una gestione diligente.
Il ruolo degli amministratori
Nelle società, la crisi chiama in causa direttamente la responsabilità degli amministratori. Continuare a operare come se nulla fosse, aggravando il dissesto, può esporli ad azioni di responsabilità da parte della società, dei creditori o degli organi della procedura. Agire tempestivamente, documentando le valutazioni fatte e le misure adottate, è anche una forma di tutela personale per chi guida l’impresa.
Conclusione
La crisi d’impresa non è necessariamente l’anticamera della fine. Con gli strumenti oggi previsti dalla legge e un’assistenza professionale tempestiva, molte aziende riescono a risanarsi e a ripartire. Per imprenditori e amministratori che vogliono capire come muoversi, può essere utile un confronto con un professionista come l’Avvocato Manuel Macrì, che si occupa di diritto societario e procedure concorsuali con un approccio orientato alla soluzione.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza legale sul caso specifico.
