Aprire una SRLS nel 2026 viene spesso presentato come uno dei modi più economici per creare una società a responsabilità limitata. Il motivo è facile da comprendere: il capitale sociale può partire da appena 1 euro e, utilizzando l’atto costitutivo standard previsto dalla legge, non sono dovuti gli onorari notarili per la costituzione. A prima vista potrebbe quindi sembrare possibile creare una vera società di capitali spendendo pochissimo, ottenendo contemporaneamente i vantaggi della responsabilità limitata.
La realtà è più articolata. La Società a responsabilità limitata semplificata consente effettivamente di ridurre alcuni costi iniziali, ma una volta costituita segue gran parte degli obblighi amministrativi, contabili e fiscali propri di una società di capitali.
Deve tenere la contabilità prevista, predisporre e depositare il bilancio, gestire gli adempimenti fiscali, sostenere il diritto camerale e affrontare i costi professionali necessari alla gestione. Il vantaggio economico della SRLS si concentra quindi soprattutto nella fase di costituzione e non significa che la società possa essere mantenuta con pochi euro all’anno.
C’è poi un’altra questione da considerare. Costituire una società con capitale di 1 euro è legalmente possibile, ma capitale minimo legale e capitale realmente necessario per avviare un’impresa sono due concetti completamente diversi. Se la società deve acquistare computer, merci, attrezzature, pagare un deposito cauzionale o sostenere alcuni mesi di spese prima di generare ricavi, un euro di capitale non risolve il problema finanziario.
Per capire se la SRLS conviene davvero bisogna quindi guardare oltre il costo dell’atto costitutivo e confrontare l’intera struttura con le alternative. Per un piccolo imprenditore la vera scelta potrebbe essere tra ditta individuale, SRLS e SRL ordinaria. Vediamo quali sono le differenze e quanto può costare realmente mantenere la società nel 2026.
Cos’è una SRLS e come funziona
La SRLS è una particolare forma di società a responsabilità limitata disciplinata dall’articolo 2463-bis del Codice civile. Può essere costituita da una o più persone fisiche e non esiste più il vecchio limite anagrafico che, nella versione originaria della disciplina, collegava questa forma societaria ai giovani. Una SRLS può quindi essere costituita anche da una sola persona, dando vita a una società unipersonale, purché vengano rispettate le condizioni previste.
Una delle caratteristiche principali riguarda proprio i soci: possono essere soltanto persone fisiche, non altre società o enti. Questo rappresenta già una differenza importante rispetto alla SRL ordinaria e può diventare un limite quando la struttura societaria deve evolversi, coinvolgere altre imprese o accogliere investitori organizzati in forma societaria.
Dal punto di vista della responsabilità, la SRLS appartiene comunque alla famiglia delle società di capitali. Il patrimonio della società è distinto da quello personale dei soci secondo le regole della responsabilità limitata. Questo rappresenta uno dei motivi principali per cui un imprenditore può valutare una SRLS invece della ditta individuale analizzata nell’articolo precedente.
La responsabilità limitata, tuttavia, non deve essere interpretata come una protezione assoluta da qualsiasi situazione: garanzie personali, comportamenti degli amministratori, violazioni di legge e altre circostanze possono produrre responsabilità specifiche.
Quanto capitale serve per aprire una SRLS nel 2026
La caratteristica più conosciuta della SRLS è il capitale sociale ridotto. Il Consiglio Nazionale del Notariato chiarisce che il capitale può essere compreso tra 1 euro e 9.999,99 euro e deve essere interamente versato in denaro all’organo amministrativo al momento della costituzione. Non è quindi possibile utilizzare la SRLS per effettuare in sede di costituzione conferimenti in natura secondo la stessa flessibilità che può caratterizzare altre configurazioni societarie.
Questo non significa che la scelta migliore sia automaticamente costituire la società con un capitale di 1 euro. Immaginiamo una SRLS che debba avviare un piccolo e-commerce. Prima ancora della prima vendita potrebbe essere necessario acquistare 5.000 euro di merce, spendere 2.000 euro per il sito, anticipare 1.500 euro di pubblicità e sostenere altre spese per commercialista, servizi e logistica. Un capitale nominale di 1 euro non finanzia evidentemente queste necessità.
Il capitale dovrebbe quindi essere deciso considerando il progetto imprenditoriale e non soltanto il minimo consentito dalla legge. Una società che nasce con una struttura finanziaria troppo debole rischia di dipendere immediatamente da finanziamenti dei soci o da altre fonti di liquidità. Il fatto che la legge permetta di partire da un euro non significa che un euro sia economicamente sufficiente per avviare l’impresa.
Serve il notaio per aprire una SRLS?
Sì. Questo è uno degli equivoci più comuni. La SRLS non permette di eliminare il notaio: l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e deve rispettare il modello standard previsto dalla normativa. La vera agevolazione consiste nel fatto che, per la costituzione mediante il modello standard, non sono dovuti onorari notarili.
Questa differenza è importante. Dire che “la SRLS si apre senza notaio” è sbagliato; è più corretto dire che il notaio interviene nella costituzione, ma l’atto standard beneficia dell’esenzione dagli onorari notarili prevista dalla disciplina. Il modello standard, inoltre, non offre la stessa libertà di personalizzazione che si può ricercare attraverso lo statuto di una SRL ordinaria: le clausole del modello tipizzato sono inderogabili.
Per due soci che vogliono semplicemente avviare insieme una piccola attività questa rigidità potrebbe non rappresentare un problema. Se però i soci vogliono disciplinare dettagliatamente ingresso e uscita dalla società, particolari diritti, governance, rapporti tra soci o altre situazioni più sofisticate, la maggiore flessibilità della SRL ordinaria può diventare molto importante.
Quanto costa realmente aprire una SRLS nel 2026
Il costo di costituzione è uno dei veri vantaggi della SRLS, ma “notaio senza onorario” non significa “società completamente gratuita”. Restano infatti altri costi e adempimenti connessi all’avvio. Il Notariato ricorda che l’atto costitutivo e l’iscrizione nel Registro delle Imprese godono delle agevolazioni previste in materia di bollo e diritti di segreteria, ma rimangono altre voci che possono gravare sulla costituzione e sull’avvio della società.
Nella pratica bisogna considerare il capitale sociale scelto, gli adempimenti fiscali, la posizione camerale, la PEC, la firma digitale, gli eventuali libri sociali e le spese necessarie per iniziare concretamente l’attività. Se ci si affida a un commercialista o a un altro professionista per predisporre la posizione fiscale e organizzare gli adempimenti iniziali, bisognerà aggiungere anche il relativo compenso.
Per questo non è opportuno indicare una cifra universale del tipo “una SRLS costa 300 euro”. Il costo può variare in base alla Camera di Commercio, all’attività svolta, ai servizi professionali utilizzati e agli ulteriori adempimenti necessari. Il vero vantaggio rispetto alla SRL ordinaria consiste soprattutto nell’abbattimento di determinate spese di costituzione, non nell’eliminazione di qualsiasi costo iniziale.
Come si apre concretamente una SRLS
Il primo passaggio consiste nella definizione dei soci, dell’attività, della denominazione, della sede, del capitale e dell’amministrazione della società. Successivamente si procede alla costituzione tramite notaio utilizzando il modello standard previsto per la SRLS. Dopo la costituzione, la società deve essere iscritta al Registro delle Imprese e devono essere eseguiti gli ulteriori adempimenti necessari per l’attività esercitata.
Il sistema camerale utilizza la Comunicazione Unica, che permette di gestire telematicamente diversi adempimenti collegati alla costituzione dell’impresa, tra cui attribuzione del codice fiscale e della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese ed eventuali comunicazioni verso INPS, INAIL e SUAP quando necessarie.
Questo passaggio mostra ancora una volta perché l’apertura di una società non dovrebbe partire esclusivamente dalla domanda “quanto costa il notaio?”. Prima della costituzione bisogna aver definito correttamente il codice ATECO, la natura dell’attività, l’eventuale posizione previdenziale dei soci e degli amministratori e le autorizzazioni necessarie. Sono tutti elementi collegati agli articoli precedenti del nostro cluster.
Il vero costo della SRLS arriva dopo l’apertura
È probabilmente questo il concetto più importante dell’intero articolo. Una volta costituita, la SRLS non gode di un regime contabile “semplificato” paragonabile a quello di una piccola Partita IVA in forfettario. Rimane una società di capitali e deve rispettare i relativi obblighi contabili, fiscali e societari.
Il risparmio iniziale ottenuto nella costituzione non elimina quindi il costo della gestione annuale. Il Notariato sottolinea espressamente che non sono previste semplificazioni specifiche per gli obblighi contabili, fiscali e per il bilancio annuale.
Ogni anno bisogna considerare la tenuta della contabilità, la predisposizione delle dichiarazioni fiscali, il bilancio d’esercizio e il relativo deposito, il diritto camerale e gli altri adempimenti eventualmente richiesti. Per la maggior parte delle piccole SRLS questo comporta inevitabilmente il ricorso a un commercialista, il cui compenso dipenderà dal volume delle operazioni, dalla complessità dell’attività, dal numero dei dipendenti e dai servizi richiesti.
È quindi perfettamente possibile che una SRLS costi poco al momento della costituzione ma richieda diverse migliaia di euro all’anno tra gestione professionale, adempimenti e costi societari, prima ancora di considerare imposte, contributi previdenziali e costi operativi dell’impresa. È proprio questa differenza che deve essere compresa prima di scegliere la forma societaria.
SRLS e regime forfettario: si può fare?
No, ed è un punto fondamentale. Il regime forfettario è riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni quando rispettano i requisiti previsti. Una SRLS è invece una società di capitali e non può applicare il regime forfettario.
Questo significa che chi oggi opera come ditta individuale forfettaria e decide di creare una SRLS non sta semplicemente cambiando il nome dell’attività. Sta passando a un soggetto giuridico differente, con un sistema fiscale e contabile diverso. È quindi sbagliato confrontare soltanto il capitale sociale o il costo del notaio.
Supponiamo, per esempio, che un imprenditore individuale fatturi 50.000 euro e utilizzi il forfettario con una struttura di costi molto bassa. Trasformare l’attività in società potrebbe aumentare sensibilmente la complessità amministrativa e non produrre necessariamente un risparmio fiscale. Se invece l’attività sta crescendo, deve assumere dipendenti, reinvestire utili e affrontare rischi economici importanti, la struttura societaria potrebbe avere motivazioni molto più solide.
Quali tasse paga una SRLS
Dal punto di vista fiscale la SRLS non dispone di un’imposta speciale ridotta semplicemente perché è “semplificata”. Il termine semplificata riguarda soprattutto le modalità e le caratteristiche della costituzione, non un regime fiscale agevolato generale. La società segue quindi la disciplina fiscale applicabile alle SRL e alle società di capitali.
Nel valutare il costo fiscale bisogna inoltre distinguere le imposte pagate dalla società dalla tassazione che può emergere quando il valore economico prodotto viene trasferito ai soci attraverso compensi, distribuzione di utili o altre modalità previste. È uno dei motivi per cui confrontare direttamente “aliquota del forfettario” e “aliquota della SRL” porta facilmente a conclusioni sbagliate.
Una società che produce 50.000 euro di utile e lascia una parte significativa delle risorse all’interno dell’impresa per finanziare la crescita si trova in una situazione molto diversa da una società in cui il socio ha bisogno di prelevare quasi tutto il risultato ogni anno per sostenere le proprie spese personali. La convenienza fiscale della società dipende anche da cosa si farà degli utili dopo averli prodotti.
Simulazione: una SRLS che fattura 100.000 euro
Facciamo una simulazione economica volutamente semplificata, senza trasformarla in un calcolo fiscale universale. Immaginiamo una SRLS che realizzi 100.000 euro di ricavi annui e sostenga 55.000 euro di costi complessivi legati a merci, servizi, affitto, pubblicità e altri costi deducibili secondo le regole applicabili. Prima di considerare in maniera dettagliata imposte e ulteriori componenti, avremmo un risultato economico semplificato di circa 45.000 euro.
Quei 45.000 euro non equivalgono automaticamente a 45.000 euro disponibili sul conto personale del socio. La società è un soggetto distinto: dovrà affrontare la propria fiscalità e, successivamente, bisognerà capire se il risultato viene mantenuto nell’impresa, utilizzato per nuovi investimenti, destinato a riserve oppure distribuito secondo le regole previste.
È proprio qui che la SRLS inizia ad avere una logica molto diversa dalla ditta individuale. L’imprenditore individuale tende a identificare molto più direttamente il reddito dell’attività con la propria situazione personale. Nella società, invece, è necessario distinguere patrimonio e reddito della società da patrimonio e reddito del socio.
Il socio può prendere liberamente i soldi dal conto della SRLS?
No. Questo è un altro errore frequente di chi passa dalla ditta individuale alla società. Il conto corrente della SRLS appartiene alla società e non dovrebbe essere considerato come un normale conto personale dei soci. Il denaro può arrivare al socio attraverso modalità giuridicamente e fiscalmente corrette, come compensi quando previsti, rimborsi documentati, restituzione di finanziamenti effettuati dal socio o distribuzione di utili secondo le regole applicabili.
Immaginiamo che sul conto della società ci siano 30.000 euro. Il socio non dovrebbe ragionare semplicemente: “Sono proprietario della società, quindi posso trasferirmi 10.000 euro quando voglio”. La separazione patrimoniale che rappresenta uno dei principali vantaggi della società comporta anche la necessità di rispettare la distinzione tra denaro societario e personale.
Questo principio deve entrare fin dall’inizio nella gestione della SRLS. Una contabilità ordinata e una corretta pianificazione dei flussi tra società e soci evitano molti problemi e permettono anche di capire quanto l’attività stia realmente producendo.
Quanto costa il commercialista per una SRLS
Non esiste una tariffa nazionale unica. Il costo dipende dal numero di fatture e movimenti, dalla presenza di dipendenti, dalla complessità fiscale, dagli adempimenti richiesti e dal livello di assistenza fornito. È però ragionevole aspettarsi una gestione più costosa rispetto a quella di una semplice Partita IVA forfettaria, perché la società richiede contabilità, bilancio e ulteriori adempimenti.
In una simulazione puramente orientativa, una piccola società potrebbe spendere alcune migliaia di euro all’anno per assistenza contabile, fiscale e societaria. Il dato non deve essere interpretato come tariffa standard: una SRLS con poche operazioni può avere costi differenti rispetto a un’attività con dipendenti, centinaia di fatture mensili, operazioni internazionali o situazioni fiscali complesse.
Il modo migliore per valutare questo costo è chiedere un preventivo prima della costituzione indicando chiaramente l’attività prevista, il fatturato stimato, il numero di documenti e l’eventuale presenza di personale. In questo modo il costo del commercialista entra direttamente nel business plan invece di trasformarsi in una sorpresa dopo l’apertura.
SRLS e contributi INPS: si pagano sempre?
La presenza di una società non elimina automaticamente gli obblighi previdenziali delle persone che vi lavorano. L’inquadramento dipende dal ruolo concretamente svolto dal socio o dall’amministratore, dal tipo di attività esercitata e dalle regole della gestione previdenziale applicabile.
Questo è particolarmente importante nelle SRLS commerciali o artigiane, dove il socio che partecipa personalmente e abitualmente al lavoro dell’impresa può trovarsi soggetto agli obblighi previdenziali previsti. Anche la posizione dell’amministratore deve essere analizzata in base alla situazione concreta.
Non è quindi corretto pensare che aprire una SRLS permetta automaticamente di “evitare l’INPS” della ditta individuale. Come abbiamo visto nell’articolo dedicato ai contributi INPS della Partita IVA, l’inquadramento previdenziale deve essere verificato sulla base dell’attività effettivamente svolta e della posizione della singola persona.
SRLS o ditta individuale: esempio concreto
Immaginiamo due persone che vogliono avviare separatamente un’attività di servizi. La prima prevede 35.000 euro di ricavi, pochissimi costi, nessun dipendente e rischi contrattuali limitati. In una situazione di questo tipo, se sono presenti tutti i requisiti, la ditta individuale e l’eventuale regime forfettario potrebbero offrire una struttura molto più semplice da gestire.
La seconda persona prevede invece di raggiungere rapidamente 150.000 euro di ricavi, assumere personale, firmare contratti importanti e reinvestire una parte consistente degli utili nell’impresa. In questo caso la struttura societaria potrebbe diventare molto più interessante, non necessariamente perché “paga meno tasse”, ma perché permette di organizzare diversamente patrimonio, governance, investimenti e crescita.
Questo esempio mostra perché non esiste una soglia magica di fatturato oltre la quale la SRLS diventa automaticamente conveniente. Il fatturato è soltanto una delle variabili. Bisogna analizzare margine, rischi, utili, necessità personali del socio, investimenti e prospettive dell’attività.
SRLS o SRL ordinaria: qual è la vera differenza?
La SRLS nasce soprattutto per rendere meno onerosa e più standardizzata la costituzione. La SRL ordinaria offre invece una maggiore possibilità di personalizzare le regole societarie. Inoltre, è importante ricordare che oggi anche una SRL ordinaria può essere costituita con capitale inferiore a 10.000 euro, purché vengano rispettate le condizioni previste. Il Notariato precisa che, quando il capitale è inferiore a 10.000 euro ma almeno pari a 1 euro, i conferimenti devono essere effettuati in denaro e interamente versati alla costituzione; è inoltre previsto un particolare obbligo di accantonamento degli utili a riserva fino al raggiungimento della soglia prevista.
Questo elemento ridimensiona uno dei vecchi argomenti a favore della SRLS. Non è corretto dire semplicemente: “Scelgo la SRLS perché non ho 10.000 euro per aprire una SRL”. Oggi il confronto è più sofisticato. La vera differenza riguarda soprattutto costi di costituzione, standardizzazione dell’atto, flessibilità statutaria e tipologia dei soci.
Se il progetto è molto semplice e i soci sono persone fisiche con esigenze standard, la SRLS può funzionare bene. Se invece si vuole costruire una società destinata a crescere, accogliere investitori, disciplinare con precisione i rapporti tra soci o creare una governance personalizzata, può essere sensato sostenere un costo iniziale maggiore e partire direttamente con una SRL ordinaria.
Il limite più importante della SRLS: lo statuto standard
Il risparmio sul notaio deriva proprio dall’utilizzo di un modello standard previsto dalla legge, le cui clausole sono inderogabili. Questo rende la costituzione più semplice, ma riduce inevitabilmente lo spazio per costruire regole societarie su misura.
Immaginiamo due soci che investono insieme ma hanno ruoli molto differenti. Uno porta clienti e lavora quotidianamente nell’impresa; l’altro investe capitale ma non partecipa alla gestione. Potrebbero voler disciplinare con precisione determinate decisioni, trasferimenti delle partecipazioni, rapporti tra soci o altre situazioni future. In una struttura molto semplice il modello standard potrebbe essere sufficiente, ma con l’aumento della complessità la rigidità può diventare un limite.
Per questo la domanda corretta non è soltanto “quanto risparmio oggi scegliendo la SRLS?”, ma anche “questa struttura sarà ancora adatta alla società che voglio avere tra tre o cinque anni?”
Una SRLS può diventare una SRL ordinaria?
La società può evolvere e modificare la propria struttura quando le esigenze cambiano, seguendo le procedure societarie applicabili. Questo significa che partire con una SRLS non obbliga necessariamente l’imprenditore a mantenere per sempre quella configurazione.
Bisogna però considerare che modificare successivamente la struttura può comportare nuovi adempimenti e costi. Se fin dall’inizio è evidente che servirà uno statuto personalizzato o che entreranno soci non compatibili con i requisiti della SRLS, potrebbe essere più razionale valutare direttamente una SRL ordinaria.
Al contrario, per un progetto semplice costituito da una o due persone fisiche che vogliono limitare il costo iniziale e non hanno particolari esigenze statutarie, la SRLS può rappresentare un buon punto di partenza.
Quando conviene davvero una SRLS nel 2026
La SRLS può avere senso quando si vuole costituire una vera società di capitali riducendo i costi iniziali e quando il modello standard è sufficiente per regolare i rapporti tra i soci. Può essere interessante per una piccola attività imprenditoriale con prospettive di crescita, soprattutto quando la responsabilità limitata rappresenta un’esigenza concreta e la ditta individuale comincia a essere troppo semplice rispetto al progetto.
Diventa invece meno interessante quando l’unico motivo della scelta è la possibilità di versare 1 euro di capitale. Un’impresa sottocapitalizzata può avere difficoltà molto prima che il risparmio sul costo iniziale produca un reale vantaggio. Allo stesso modo, se l’attività genera ricavi modesti e potrebbe essere svolta efficacemente come ditta individuale forfettaria, la maggiore complessità annuale della società potrebbe risultare sproporzionata.
Infine, quando il progetto richiede regole societarie personalizzate, investitori, soci societari o una governance più sofisticata, la SRL ordinaria può offrire una struttura più adatta. La scelta dovrebbe quindi essere effettuata considerando almeno i primi tre-cinque anni di sviluppo dell’impresa, non soltanto i primi giorni di apertura.
FAQ – SRLS 2026
Quanto costa aprire una SRLS nel 2026?
Non esiste un importo identico per tutti. L’atto costitutivo standard deve essere stipulato dal notaio, ma non sono dovuti gli onorari notarili previsti per la costituzione. Restano però capitale sociale, adempimenti, costi camerali e fiscali applicabili, PEC, firma digitale ed eventuale assistenza professionale.
Posso aprire una SRLS con 1 euro?
Il capitale sociale può partire da 1 euro e deve rimanere inferiore a 10.000 euro. Deve essere interamente versato in denaro al momento della costituzione.
Serve il notaio per una SRLS?
Sì. L’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico da un notaio utilizzando il modello standard previsto. L’agevolazione consiste nell’assenza degli onorari notarili per tale atto standard.
La SRLS può usare il regime forfettario?
No. Il regime forfettario riguarda le persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni e rispettano i requisiti previsti; una SRLS è una società di capitali.
Chi può essere socio di una SRLS?
Possono essere soci esclusivamente persone fisiche. Non esiste un limite massimo di età e la società può anche essere costituita da un solo socio.
La SRLS costa meno della SRL ogni anno?
Non necessariamente. Il principale risparmio riguarda la costituzione. Gli obblighi contabili, fiscali e di bilancio non vengono eliminati perché la società è “semplificata”.
Meglio SRLS o ditta individuale?
Dipende da fatturato, margini, rischio, investimenti, regime fiscale disponibile e prospettive di crescita. Per attività piccole e poco rischiose la ditta individuale può essere più semplice; per progetti più strutturati la società può offrire vantaggi organizzativi e patrimoniali.
Conclusione
Aprire una SRLS nel 2026 permette di costituire una società di capitali con un investimento iniziale potenzialmente contenuto. Il capitale può partire da 1 euro e arrivare fino a 9.999,99 euro, mentre l’atto costitutivo standard viene stipulato dal notaio senza onorari notarili. Sono vantaggi reali che possono rendere questa forma interessante per chi vuole creare una società senza affrontare immediatamente tutti i costi iniziali tipici di una SRL ordinaria.
Il risparmio, però, non deve essere confuso con una gestione societaria gratuita. Dopo la costituzione la SRLS rimane una società di capitali e deve affrontare contabilità, bilancio, dichiarazioni fiscali, Camera di Commercio, assistenza professionale e gli eventuali obblighi previdenziali collegati alle persone che lavorano nell’impresa. Il costo annuale può quindi essere molto più importante dei pochi euro necessari per formare il capitale sociale.
Anche la responsabilità limitata rappresenta un vantaggio importante rispetto alla ditta individuale, ma deve essere valutata insieme alla maggiore complessità amministrativa. Per una piccola attività con fatturato contenuto, costi minimi e nessun rischio particolare, creare una società potrebbe essere eccessivo. Per un progetto destinato a crescere, assumere personale, reinvestire utili e stipulare contratti importanti, invece, la forma societaria può diventare molto più interessante.
La scelta finale non dovrebbe quindi essere “SRLS perché costa poco”, ma “SRLS perché la struttura societaria è adatta al mio progetto e il modello standard è sufficiente”. Se serve maggiore flessibilità, la SRL ordinaria può essere preferibile; se invece non serve ancora una società, la ditta individuale può rimanere la soluzione più efficiente.
Nel prossimo articolo completeremo proprio questo confronto mettendo direttamente una di fronte all’altra le due alternative: SRL e ditta individuale. Analizzeremo con simulazioni concrete quando può essere conveniente restare autonomi e quando, invece, fatturato, utili, rischio e crescita possono giustificare il passaggio alla società.
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