SRL o ditta individuale nel 2026: quando conviene la società e quando restare autonomi

Aprire una partita IVA nel 2026 è più semplice di quanto si pensi, ma meno scontato di quanto i video su YouTube vorrebbero far credere. Le procedure burocratiche si sono semplificate negli anni, ma le scelte fiscali e previdenziali hanno conseguenze significative che vale la pena comprendere bene prima di fare il primo passo. Regime forfettario o ordinario?

Ditta individuale o SRL? Quale cassa previdenziale scegliere? Quanto si paga di tasse e contributi? Questa guida risponde a tutte le domande pratiche di chi sta valutando di mettersi in proprio nel 2026, con numeri concreti e consigli operativi.

Regime forfettario 2026: la scelta di quasi tutti i nuovi autonomi

Il regime forfettario è il regime fiscale scelto dalla stragrande maggioranza dei nuovi titolari di partita IVA in Italia, grazie alla sua semplicità e convenienza. Nel 2026, le caratteristiche principali sono:

Soglia di ricavi: si può rimanere nel forfettario fino a 85.000 euro di ricavi/compensi annui. Se si supera questa soglia in un anno, si esce dal regime nell’anno successivo.

Aliquota di imposta: il 15% sui ricavi al netto di un coefficiente di redditività che varia per categoria ATECO (dal 40% per i professionisti all’86% per il commercio). In pratica, un freelance con 50.000 euro di compensi paga: 50.000 × 78% (coefficiente professionisti) × 15% = 5.850 euro di imposta sostitutiva.

Start-up al 5%: per i primi 5 anni di attività (con alcune condizioni), l’aliquota è ridotta al 5% invece del 15%. Uno dei vantaggi più significativi per chi inizia.

Cosa non si può fare nel forfettario: – Detrarre le spese (le spese forfettizzate tramite coefficiente) – Detrarre l’IVA (non si applicano né si detraggono) – Avere dipendenti (o con limiti molto stringenti) – Avere ricavi superiori a 85.000 euro

Regime ordinario: quando conviene

Il regime ordinario è più complesso ma conveniente per chi: – Ha molte spese detraibili (un’agenzia, uno studio, un’officina) – Prevede ricavi superiori a 85.000 euro – Vuole emettere fatture a privati con IVA (alcuni clienti non possono detrarre l’IVA e preferiscono non pagarla) – Prevede di assumere dipendenti

Nel regime ordinario si paga l’IRPEF ordinaria a scaglioni (23%, 35%, 43%) sul reddito netto (ricavi meno costi documentati), più l’IVA da versare mensilmente o trimestralmente.

La gestione contabile è molto più onerosa: serve necessariamente un commercialista, con costi annui di 800-2.000 euro a seconda della complessità.

I contributi previdenziali: il costo spesso sottovalutato

Molti aspiranti autonomi fanno i calcoli sulle imposte ma dimenticano i contributi previdenziali, che rappresentano spesso il costo più significativo nei primi anni.

Per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS (freelance senza cassa professionale specifica): nel 2026 il contributo è del 26,07% sul reddito netto (o sui compensi nel forfettario). Per 30.000 euro di reddito, significa circa 7.800 euro di contributi.

Per gli artigiani e commercianti iscritti all’INPS: il contributo minimo fisso (anche se non si guadagna niente) si aggira sui 3.500-4.000 euro all’anno, più una percentuale sull’eccedenza.

Per i professionisti con cassa previdenziale specifica (avvocati, medici, ingegneri, commercialisti, ecc.): ogni cassa ha le sue aliquote e i suoi minimi, generalmente più elevati della Gestione Separata.

La buona notizia: nel regime forfettario, i contributi previdenziali si deducono dal reddito imponibile prima del calcolo dell’imposta sostitutiva — un doppio vantaggio.

Come aprire la partita IVA: il procedimento pratico nel 2026

Aprire la partita IVA è gratuito e si fa online o tramite CAF/commercialista. I passi principali sono:

  1. Scegliere il codice ATECO: identifica l’attività economica svolta. È fondamentale sceglierlo correttamente perché determina il coefficiente di redditività nel forfettario e l’iscrizione all’ente previdenziale giusto. Se l’attività non è chiara, un commercialista può aiutare nella scelta.
  2. Aprire la partita IVA all’Agenzia delle Entrate: si può fare online sul sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, oppure di persona allo sportello, oppure tramite intermediario (CAF o commercialista). L’apertura è immediata o richiede pochi giorni.
  3. Iscriversi all’ente previdenziale: automaticamente per la Gestione Separata INPS per i professionisti; INPS Artigiani o Commercianti per le relative categorie; cassa specifica per le professioni ordinistiche.
  4. Iscriversi alla Camera di Commercio (obbligatorio per artigiani e imprenditori commerciali, non per i professionisti intellettuali).
  5. Apertura di un conto corrente dedicato: non è obbligatorio per legge ma è fortemente consigliato per la chiarezza contabile e per il rispetto delle norme sulla tracciabilità.

Quanto si guadagna davvero con la partita IVA: i conti della serva

Il calcolo del netto effettivo con partita IVA sorprende spesso chi arriva dal lavoro dipendente. Ecco un esempio realistico per un freelance nel regime forfettario con 40.000 euro di compensi nel 2026:

Voce Importo
Compensi lordi 40.000 €
Contributi INPS (26,07% sul reddito imponibile) ~5.100 €
Imponibile forfettario (78% dei compensi – contributi) ~26.100 €
Imposta sostitutiva 15% ~3.900 €
Netto effettivo ~31.000 €

Il netto effettivo è quindi circa 31.000 euro su 40.000 di fatturato — pari a circa 2.580 euro al mese. Non sono inclusi i costi del commercialista (500-1.500 euro/anno), eventuali spese professionali non detraibili nel forfettario e l’assenza di malattia, ferie, TFR e altri istituti contrattuali del lavoro dipendente.

Partita IVA vs assunzione: il confronto

Non sempre la partita IVA conviene rispetto al lavoro dipendente, anche a parità di compenso lordo. Il lavoro dipendente garantisce: – Contributi INPS co-finanziati dal datore di lavoro (circa il 30%) – TFR (circa un mese di stipendio per anno) – Ferie pagate, malattia, maternità/paternità – Disoccupazione (NASpI) in caso di licenziamento

La partita IVA conviene quando il compenso orario/giornaliero è significativamente superiore a quello dipendente, quando si ha grande autonomia organizzativa, quando si ha un solido portafoglio di clienti e quando si valuta positivamente la libertà professionale.

FAQ — Partita IVA 2026

  1. Qual è il limite di reddito per il regime forfettario nel 2026? 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Se si supera questa soglia in un anno, si esce dal forfettario dall’anno successivo. Esistono anche altri requisiti di esclusione (es. possesso di partecipazioni societarie significative, lavoro dipendente con lo stesso datore di lavoro).
  2. Si può avere partita IVA e lavoro dipendente contemporaneamente? Sì, è possibile con alcune limitazioni. Chi ha un contratto da dipendente che prevede clausole di esclusiva non può aprire una partita IVA per attività simili. Il reddito da lavoro dipendente può influenzare la permanenza nel regime forfettario se supera certe soglie.
  3. È obbligatorio avere un commercialista con la partita IVA? Nel regime forfettario non è tecnicamente obbligatorio, ma è fortemente consigliato almeno per l’apertura e per la dichiarazione annuale. I costi degli errori fiscali superano quasi sempre il costo del commercialista. Nel regime ordinario è praticamente indispensabile.
  4. Come funziona la fatturazione elettronica con la partita IVA? Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, inclusi i forfettari. Si emettono fatture tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate, con appositi software (molti gratuiti o a basso costo) o tramite il portale dell’Agenzia.
  5. Cosa succede se si supera la soglia degli 85.000 euro nel 2026? Si esce dal regime forfettario nell’anno successivo e si passa al regime ordinario. Esistono inoltre regole specifiche per chi supera 100.000 euro in un anno: in quel caso l’uscita è immediata già nell’anno corrente.

Conclusione

Aprire una partita IVA nel 2026 è una scelta che può dare grandi soddisfazioni, sia economiche che di autonomia professionale, ma richiede una pianificazione attenta. Il regime forfettario offre un’ottima combinazione di semplicità e convenienza per la maggior parte dei nuovi autonomi.

La chiave è informarsi bene prima — sui contributi previdenziali, sulle spese di gestione, sulle implicazioni per la vita professionale — e affidarsi a un buon commercialista per partire con il piede giusto. L’indipendenza professionale ha un prezzo: quello di capire come funziona davvero il sistema.

Di Renan

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