Beni culturali

Con il termine beni culturali si intendono quei beni, materiali e immateriali, che possono consistere in beni tangibili come opere architettoniche, dipinti o sculture e in generale in tutto ciò che presenta interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico, bibliografico e tutto quello che in base alle disposizioni può essere classificato come tale. In generale si fa riferimento a quei beni che, secondo la normativa statale di riferimento, sono importanti per l’archeologia, la letteratura, la scienza, l’arte o l’antropologia.

Il primo riconoscimento di “bene culturale” si è verificato durante la Convenzione dell’Aia firmata da ben quaranta Stati il 14 maggio 1954 e confermata dall’Italia con apposita legge del 7 febbraio 1958. Fino a quei tempi le norme relative ai beni culturali erano semplicemente accordi per la salvaguardia dei patrimoni in occasione di eventi bellici. In Italia la definizione è stata pian piano plasmata grazie ad alcune commissioni parlamentari a cavallo tra gli anni sessanta e settanta. Al fine di tutelare i beni culturali, sono state emanate una serie di norme che attribuiscono allo Stato e agli enti pubblici predisposti la custodia, il diritto di autorizzare la riproduzione di beni sottoposti a alla custodia e di pretendere il pagamento di un canone.

Da Ministero per i Beni Culturali e Ambientali a Ministero della cultura

Il Ministero ha la sua sede amministrativa in via del Collegio Romano, 27 a Roma. Il Ministro attualmente in carica è Dario Franceschini. Questo fu istituito da Giovanni Spadolini con apposito Decreto Legge n. 675 del 14 dicembre 1974, convertito poi nella legge n.5 del 29 gennaio 1975. L’obiettivo principale era quello di affidare alla specifica competenza di un Ministero costituito appositamente la gestione del patrimonio culturale e dell’ambiente al fine di assicurare l’organica tutela di un interesse di estrema rilevanza sul piano interno e nazionale. In questo modo si unirono le competenze e quelle funzioni che prima erano suddivise tra il Ministero della Pubblica Istruzione (antichità, belle arti, accademie biblioteche), il Ministero degli Interni (archivi di Stato) e della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Discoteca di Stato, editoria libraria e diffusione della cultura).

Nel 1998, con un apposito Decreto Legislativo, è stato poi istituito il nuovo Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a cui sono devolute tutte quelle materie e discipline spettanti al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con l’aggiunta della promozione dello sport che però sono state assegnate al nuovo Ministero per le Politiche Giovanili e Attività sportive nel 2006. Negli anni, il ministero è stato quindi sottoposto a svariate modifiche tra cui quella del 2013 che ha portato alla denominazione di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT). Rilevante in materia è poi stata l’entrata in vigore del DM.44 del 23 gennaio 2016 in seguito al quale i principali musei statali sono divenuti istituti autonomi e i direttori, individuati attraverso bandi internazionali, agiscono secondo moderni e attuali criteri di gestione.

I numerosi e diversi istituti presenti sul territorio fanno riferimento ad uno specificio funzionario e sono coordinati da 17 poli museali regionali. La riforma provvede anche ad unificare le responsabilità di tutela che fa capo alla Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio. Anche il paesaggio e ciò che noi oggi definiamo come tale è stato oggetto di svariati interventi legislativi. Per tale motivo si è arrivati alla realizzazione di un Codice dei beni culturali e del paesaggio che ha ripreso gli orientamenti più autorevoli in materia stabilendo l’appartenenza del paesaggio al patrimonio culturale. Recentemente il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo è stato ridenominato semplicemente Ministero della cultura.

Beni culturali e belle arti: che differenza c’è

Cone l’espressione “belle arti” si intendono le arti figurativi o “del disegno” ed è nata nel XVII secolo. Successivamente, nel 1681, lo storico Filippo Balducci nel suo libro dal titolo Vocabolario toscano dell’arte del disegno fece riferimento ad “arti belle dove s’adopera il disegno” facendo entrare in questo settore la Pittura, la Scultura, l’Architettura e le altre Arti a quelle subordinate che avessero come fondamento il Disegno. Per tentare di definire le “belle arti” si deve passare anche dalla Francia, in quanto è proprio lì che si definirono tutte le Arti grazie al concetto a tutte comune e cioè quello della bellezza. Questo fu il motivo per cui si arriva alla denominazione di beaux-arts. E’ a partire dal XVIII secolo che con l’espressione “belle arti” si intende l’insieme delle discipline che cercano l’espressione della bellezza, l’estetica e la tecnica. Oggi con tale denominazione si fa riferimento non solo alle cosiddette arti maggiori come la pittura, la scultura e l’architettura, ma anche a tutto quel “patrimonio” comprensivo di beni storici, artistici, architettonici e dermoetnoantropologici sia materiali che immateriali.

Sede, contatti e opportunità di carriera

E’ possibile contattare la Sede Centrale del MiC (Ministero della Cultura) situata in Via del Collegio Romano, 27 chiamando il centralino dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico al numero 06.6723.1.

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