L’evoluzione del mercato del lavoro ha portato alla nascita della gig economy, un approccio lavorativo completamente diverso rispetto a quello convenzionale del lavoro dipendente svolto per un’unica azienda. Oggi, infatti, l’economia favorisce le prestazioni lavorative di breve termine, l’autonomia del professionista e la flessibilità, aspetti che trovano spazio all’interno della gig economy.
Questo fenomeno altro non è che la conseguenza di una serie di cambiamenti socioeconomici avvenuti negli ultimi anni, condizionati oggi dall’innovazione apportata dalle nuove tecnologie digitali. Inoltre, anche la pandemia di Covid-19 ha accelerato la trasformazione del mercato del lavoro, favorendo nuovi modelli più versatili e adatti alle esigenze odierne come appunto la gig economy.
Che cos’è la gig economy esattamente
L’origine di gig economy proviene dalla parola inglese gig, un termine legato ad engagement il cui significato letterale è coinvolgimento, fidanzamento o impegno. All’inizio del XX secolo il termine gig veniva usato dai musicisti jazz per indicare l’ingaggio singolo di una sera dell’artista, ovvero una prestazione unica che prevedeva l’esibizione del musicista e il pagamento del cachet da parte del locale.
Negli anni Duemila la parola gig è stata utilizzata per definire la gig economy, ovvero un’economia generata dalle prestazioni di lavoro di liberi professionisti, autonomi, freelance e dipendenti che oltre al lavoro subordinato si occupano di altre attività. Queste attività, infatti, comportano un rapporto di breve o medio termine, con un compenso riconosciuto per un lavoro specifico dopo il quale non esiste più alcun legame tra il professionista e il committente.
Ovviamente queste forme di lavoro esistono da molto tempo, tuttavia è con la crisi finanziaria del 2008 che è stato accelerato il passaggio dal lavoro subordinato a quello autonomo. Internet e le tecnologie digitali hanno ulteriormente accentuato questa transizione, poiché tantissimi lavori legati al mondo digitale sono oggi svolti da professionisti che operano come freelance e non come dipendenti full time di un’unica azienda.
Come funziona la gig economy
La gig economy prevede da un lato una domanda per alcuni servizi professionali da parte di utenti privati e imprese, dall’altro la presenza di lavoratori in grado di soddisfare questa richiesta. I professionisti possono relazionarsi direttamente con i clienti, oppure attraverso delle piattaforme digitali specializzate che mettono in comunicazione la domanda con l’offerta.
Basti pensare a piattaforme come Uber, Deliveroo o Fiverr, tramite le quali persone private, aziende, imprenditori e altri professionisti possono ottenere una serie di prestazioni. Si va dalla consegna di piatti pronti e altri prodotti di Deliveroo, al trasporto in auto di Uber, fino alla richiesta di servizi professionali di grafica, programmazione o copywriting mediante Fiverr.
In questo caso viene concordato un prezzo per la prestazione, quindi una volta che il professionista fornisce il servizio il cliente paga il lavoro svolto e il rapporto tra i due soggetti si conclude. Nella gig economy, dunque, il compenso può essere diretto dal cliente al professionista, oppure passare per l’intermediazione di una piattaforma online, la quale trattiene una percentuale dell’importo per il mantenimento dell’infrastruttura digitale.
I principali pro e contro della gig economy
La gig economy sta causando una serie di trasformazioni profonde all’interno del tessuto socioeconomico, offrendo pro e contro per i lavoratori che entrano in questo nuovo sistema. Lo svantaggio principale è legato alla mancanza di garanzie lavorative, infatti nella gig economy ogni lavoratore è responsabile della propria attività, assumendosi di fatto dei rischi pari a quelli di libero professionista o di un’azienda.
Nella gig economy esistono perciò pochissime tutele lavorative, non c’è sicurezza sul compenso ricevuto ogni mese e bisogna gestire per conto proprio la pensione o l’assistenza sanitaria. Anche in caso di malattia non si riceve nessun compenso, ad eccezione per i professionisti che svolgono un lavoro dipendente part time e un’attività autonoma soltanto come secondo lavoro, ricevendo in questa circostanza almeno delle tutele minime.
Allo stesso tempo la gig economy offre anche dei vantaggi. Innanzitutto è possibile accedere facilmente a nuove opportunità di lavoro, inoltre alcuni servizi non richiedono particolari competenze o titoli di studio. In più è possibile organizzare meglio la propria attività lavorativa, conciliando la vita privata con quella professionale in base alle proprie esigenze, usufruendo di maggiore flessibilità con la possibilità spesso di svolgere il lavoro anche da remoto.
Al contempo è possibile esercitare varie attività contemporaneamente, oppure cambiare tipologia di servizi in modo più facile e veloce rispetto a quanto era possibile in passato. Naturalmente i benefici maggiori sono per le aziende e i privati, poiché possono avvalersi di servizi professionali più comodi, versatili e accessibili, contrattando direttamente il lavoratore più adatto per svolgere un determinato compito, semplificando la burocrazia e usufruendo di un’ampia gamma di opzioni tra cui scegliere.
