Nella storia del giornalismo italiano un posto di riguardo va, senza dubbio, affidato a “Il Messaggero”, punto di forza e costanza dell’intero settore mediatico italiano. Un giornale che, nel corso del tempo, è riuscito a offrire informazioni puntuali, chiavi d’analisi mai banali nonché una fidelizzazione importante con uno zoccolo duro di lettori.

Con sede a Roma, “Il Messaggero” è un giornale ormai radicato nella capitale nonché in tutta Italia, brillando per acume e spirito d’intraprendenza giornalistica, anche in un momento non facile o comunque abbastanza particolare per l’intero comparto della comunicazione in Italia, ostacolata dal proliferare delle fake news e dell’informazione a basso livello.

La storia del giornale

La storia del “Messaggero” parte praticamente dal XIX secolo e, più precisamente, dal lontanissimo anno 1878, risultando così uno dei primi giornali fondati subito dopo l’Unità d’Italia. Senza dubbio, un periodo dove non c’era di certo l’alfabetizzazione attuale e dove, creare un giornale, era considerata un’avventura temeraria visto che diventava praticamente un prodotto elitario per pochi. Fatto sta che dal 1878 è sorto questo nuovo giornale, che poi diventerà “storico” anche per via della sua collocazione in via del Tritone, centralissima zona romana, a ospitare in uno dei suoi palazzi più caratteristici la sede del “Messaggero” (che, curiosamente, in tempi attuali era sullo stesso piano della redazione del “Giornale”). I fondatori furono il milanese Luigi Cesana e lo spezzino Baldassare Avanzini, che prima fecero uscire dei numeri di prova e poi iniziarono quest’avventura, praticamente pioneristica, con una tiratura di 20mila copie (un numero enorme per i mezzi dell’epoca) al costo di cinque centesimi per una foliazione di quattro pagine.

I primi esordi

“Il Messaggiero”: non è un errore di stampa, quanto proprio la prima testata registrata, cambiata dopo un mese con l’attuale “Messaggero”. Il primo direttore fu Fedele Albanese, con una forte matrice di cronaca che riprendeva un po’ gli altri giornali dell’epoca. Proprio gli spunti di cronaca furono vitali per un salto di tiratura quasi raddoppiata dopo un paio di anni, a vantaggio dei lettori che potevano scoprire cosa accadeva durante alcuni processi, fatto piuttosto insolito per i tempi che furono.

Come però d’abitudine italiana, è la politica a esserne sempre il nocciolo della situazione, con vari ribaltamenti che portano il giornale a seguire sempre più quanto accadeva nelle cosiddette “Stanze dei bottoni”.

Varie vicissitudini e vari governi

Così, “Il Messaggero” si concentra maggiormente su quanto accade in Italia, e lo fa con un piglio decisamente convinto. Anche quando c’è da prendere posizione, il giornale lo fa con un carattere del tutto particolare come nel caso di Giolitti, lo statista che prima viene elogiato e poi aspramente criticato. E sono dei cambiamenti, questi, necessari anche per capire come va il pensiero italiano, di cui “Il Messaggero” cerca sempre di intuirne gli umori, se non addirittura di anticiparli.

La linea mostrata è netta: l’idea è che solo una riduzione delle diseguaglianze – di classe e territoriali – così come un aumento della giustizia sociale, un forte sviluppo e arricchimento del Sud poteva creare una società moderna, nella quale si poteva riflettere l’Italia intera. Un caposaldo del “Messaggero” che si riflette nel corso della Prima guerra mondiale, quando la tiratura supera le 100mila copie e molti giornalisti si arruolano.

La fase di crisi

Come tutti i giornali, ovviamente le due guerre mondiali praticamente creano disordine, in primis all’intera nazione e poi, di riflesso, anche al corpo redazionale. La foliazione aumenta e diminuisce, le copie assumono picchi spaventosi di vendite e crisi da lasciare senza fiato, insomma ce n’è per tutti i gusti. Nel 1932 con la direzione affidata a Francesco Malgeri, praticamente “Il Messaggero” effettua un incredibile turnover di giornalisti del calibro di: Alberto Moravia, Ugo Betti, Gaetano Volpe, Guido Mazzoni, Luigi Salvatorelli, Arturo Tofanelli, Renzo Sereno, Giovanni Comisso, Diego Valeri, Mario Missiroli, Vittorio Gorresio, Ermanno Contini, Sandro De Feo, Renzo Rossellini, Diego Calcagno, Vincenzo Talarico, Giuseppe Longo.

La linea di Malgeri appare, in un primo tempo confusionaria, poi decisamente intrigante con il giornale che tocca le 250mila copie, attestandosi tra i primi cinque in Italia, prima del secondo conflitto che ne porterà prima la chiusura e poi il ritorno in edicola il 21 aprile 1946 con il nome “Messaggero di Roma”.

Web, contatti e dati utili

“Il Messaggero”, dopo la Seconda guerra mondiale, diventerà un punto di affidabilità concreto per tutti i suoi lettori, con diversi scoop e la capacità di offrire un ventaglio di imparzialità in un quadro decisamente sproporzionato come quello della stampa attuale.

Attualmente la sede è sempre in via del Tritone 152 a Roma, ma la sezione web https://www.ilmessaggero.it/ offre diversi spunti per quanti volessero approfondire le news giornaliere senza dover attendere l’edizione cartacea, che si trova comunque ogni mattina in tutte le edicole italiane. Inoltre, “Il Messaggero” proprio per la sua forte radicalizzazione, conta al suo interno ben undici edizioni locali che permettono una visuale ancora più ampia della cronaca italiana.

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Di Renan

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